Industria lombarda, Pasini: “Segnali solidi nel 2025, ora servono investimenti e scelte europee coraggiose”
02/03/2026
L’industria lombarda archivia il 2025 con numeri che, letti nel quadro di uno scenario internazionale attraversato da tensioni geopolitiche e incertezze commerciali, restituiscono l’immagine di un sistema produttivo capace di tenuta e reazione. A dirlo è il presidente di Confindustria Lombardia, Giuseppe Pasini, che richiama dati precisi: produzione industriale in crescita dell’1,2% rispetto al 2024, fatturato a +2,5%, ordini esteri a +3,1% e interni a +1,1%.
Indicatori che, osservati nel loro insieme, delineano un tessuto manifatturiero ancora competitivo, sostenuto da una forte proiezione internazionale e da una struttura imprenditoriale abituata a riorganizzarsi rapidamente davanti ai cambiamenti di mercato.
Indicatori in crescita e capacità di adattamento
Pasini individua tre fattori chiave alla base della performance regionale: vocazione internazionale, adattabilità e innovazione. La Lombardia continua a trainare l’export italiano, con imprese radicate nei distretti ma capaci di muoversi con disinvoltura nelle filiere globali. L’aumento degli ordini esteri, superiore a quello interno, conferma la centralità dei mercati stranieri per molte aziende manifatturiere.
La crescita del fatturato e della produzione, seppur non eclatante, assume un significato rilevante in un contesto segnato da rallentamenti economici diffusi in Europa. A incidere, secondo il presidente di Confindustria Lombardia, è anche la capacità di “fare sistema”, ovvero di presentarsi compatti sui tavoli decisionali, compresi quelli europei, dove si discutono regolamenti ambientali, politiche energetiche e strumenti di sostegno all’industria.
Le ombre: settori sotto pressione
Accanto ai segnali positivi emergono però criticità settoriali. Tessile, gomma-plastica, siderurgia e mezzi di trasporto risentono maggiormente delle incertezze normative e delle complicazioni legate ai costi energetici e agli obblighi ambientali. In comparti ad alta intensità di capitale e materie prime, ogni variazione regolatoria o incremento dei costi si riflette rapidamente sui margini.
Il tema dell’ETS, insieme alla burocrazia e al caro energia, viene indicato tra i fattori che appesantiscono la competitività delle imprese europee rispetto ai concorrenti statunitensi e asiatici. Pasini parla di “dazi interni”, espressione che fotografa la percezione di un sistema regolatorio che rischia di trasformarsi in un freno, soprattutto in una fase di transizione energetica e industriale così delicata.
Il 2026 e la sfida degli investimenti
Lo sguardo è già rivolto al 2026. Per consolidare la crescita, Confindustria Lombardia sollecita una ripartenza degli investimenti, anche in vista della fase conclusiva del PNRR. Il timore è che, con l’esaurirsi delle misure straordinarie, si crei un vuoto capace di rallentare piani industriali e innovazione tecnologica.
Sul piano europeo, grande attesa è riposta nell’Industrial Accelerator Act, considerato uno snodo strategico. Negli ultimi due decenni il baricentro dell’economia globale si è progressivamente spostato verso Stati Uniti e Cina; recuperare terreno richiede strumenti normativi e finanziari in grado di favorire scala produttiva, ricerca e autonomia strategica.
Il messaggio di Pasini è chiaro: la Lombardia dimostra solidità, ma per mantenere e rafforzare la propria posizione occorrono scelte rapide e coordinate, capaci di sostenere l’industria in un contesto competitivo che non concede margini di esitazione.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to