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Imprese europee, appello per rivedere il sistema ETS

13/07/2026

Imprese europee, appello per rivedere il sistema ETS

Le organizzazioni imprenditoriali di Italia, Francia e Germania chiedono alla Commissione europea di rivedere il sistema ETS, giudicato ormai troppo oneroso per numerosi comparti produttivi. L’iniziativa congiunta di Confindustria, Medef e BDI, rappresentanti dei tre principali poli industriali dell’Unione, richiama l’attenzione sul peso dei costi legati alle emissioni di anidride carbonica e sui rischi che l’attuale disciplina comporta per la tenuta delle filiere europee.

Costi della CO2 e competitività delle imprese

Secondo le associazioni industriali, il meccanismo di compensazione delle emissioni avrebbe progressivamente perso la funzione per la quale era stato introdotto, trasformandosi in un impegno economico difficilmente sostenibile per molte aziende. Il problema riguarda soprattutto le produzioni esposte alla concorrenza internazionale, costrette a confrontarsi con operatori localizzati in Paesi dove gli obblighi ambientali e i costi energetici risultano differenti.

La richiesta non mette in discussione gli obiettivi climatici europei, ma punta a modificare gli strumenti utilizzati per raggiungerli. Le imprese chiedono un sistema regolatorio capace di accompagnare la transizione ambientale senza compromettere investimenti, capacità produttiva e posti di lavoro.

L’attuale pressione economica, sostengono le organizzazioni, rischia di ridurre i margini necessari per finanziare l’innovazione, aggiornare gli impianti e introdurre tecnologie con minori emissioni. Le aziende maggiormente esposte potrebbero essere spinte a ridimensionare le attività oppure a trasferire parte della produzione fuori dall’Unione europea, con conseguenze sull’intera catena dei fornitori.

Il rischio di una nuova fase di deindustrializzazione

L’appello di Confindustria, Medef e BDI viene presentato come una posizione europeista, finalizzata a tutelare la base manifatturiera comune in una fase caratterizzata da una forte competizione economica internazionale. Stati Uniti e Cina vengono indicati come i principali concorrenti del sistema industriale europeo, sostenuti da politiche pubbliche, incentivi e condizioni regolatorie considerate più favorevoli alle imprese.

In assenza di una revisione, le organizzazioni temono che il sistema ETS possa ampliare il divario competitivo, concedendo ai produttori extraeuropei ulteriori vantaggi sui mercati globali. La perdita di stabilimenti e competenze industriali renderebbe inoltre l’Europa maggiormente dipendente dalle importazioni, anche per beni e componenti strategici.

La questione, secondo i promotori dell’appello, riguarda quindi la possibilità di mantenere nel continente una produzione capace di creare occupazione, sostenere l’export e finanziare lo sviluppo tecnologico. La transizione climatica dovrebbe essere costruita tenendo conto delle condizioni reali nelle quali operano le aziende e della velocità con cui possono adeguare processi e impianti.

La richiesta alla Commissione europea

Le rappresentanze industriali chiedono alla Commissione europea di definire un nuovo equilibrio tra riduzione delle emissioni e competitività. L’obiettivo è evitare che le politiche ambientali producano effetti opposti a quelli attesi, spostando le lavorazioni verso economie caratterizzate da standard meno rigorosi senza ottenere una riduzione effettiva della CO2 su scala globale.

Il confronto sulla revisione dell’ETS viene considerato determinante per il rilancio dell’industria europea. Confindustria, Medef e BDI sollecitano regole sostenibili, tempi compatibili con gli investimenti aziendali e strumenti che permettano alle imprese di affrontare la trasformazione energetica senza rinunciare alla capacità di competere sui mercati internazionali.

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Fabiana Fissore

Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.