Monza, droga e cellulari introdotti in carcere: sei misure cautelari
14/10/2026
Sei misure cautelari sono state eseguite dalla Polizia di Stato di Monza e della Brianza nell'ambito di un'indagine su un presunto traffico di droga e telefoni cellulari all'interno della Casa Circondariale di Monza. I provvedimenti, disposti dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Monza su richiesta della Procura, riguardano quattro cittadini italiani e due albanesi, indagati a vario titolo per corruzione, detenzione e spaccio di stupefacenti, introduzione illecita di dispositivi telefonici in carcere e furto con destrezza. Tra i destinatari figura anche un appartenente alla Polizia Penitenziaria. L'inchiesta, avviata nel febbraio 2026, ha ricostruito un presunto sistema di approvvigionamento e distribuzione di sostanze stupefacenti e cellulari destinati ai detenuti.
Sei misure cautelari tra Monza, Bergamo e Palermo
La Squadra Mobile della Questura di Monza e della Brianza ha dato esecuzione a sei provvedimenti cautelari emessi dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Monza.
Le misure comprendono due custodie cautelari in carcere, un arresto domiciliare e tre obblighi di dimora.
I destinatari sono quattro cittadini italiani e due cittadini albanesi, coinvolti a diverso titolo nell'indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Monza.
L'esecuzione dei provvedimenti ha interessato le province di Monza e della Brianza, Bergamo e Palermo, con il supporto delle Squadre Mobili territorialmente competenti.
Tra le persone raggiunte dalle misure figura un appartenente alla Polizia Penitenziaria in servizio presso la Casa Circondariale di Monza.
Le contestazioni riguardano diverse ipotesi di reato, tra cui corruzione, traffico di sostanze stupefacenti, introduzione non autorizzata di telefoni cellulari all'interno dell'istituto penitenziario e furto con destrezza.
Le indagini partite da una segnalazione della Polizia Penitenziaria
L'attività investigativa è iniziata nel febbraio 2026, dopo una segnalazione proveniente dalla stessa Polizia Penitenziaria.
Gli accertamenti sono stati condotti dalla Squadra Mobile della Questura di Monza e della Brianza, sotto la direzione della Procura della Repubblica, in collaborazione con il personale penitenziario.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, all'interno del carcere sarebbe stato organizzato un sistema per introdurre e distribuire hashish, cocaina e telefoni cellulari.
Le indagini si sono concentrate inizialmente sulla figura di un cittadino albanese, detenuto durante una prima fase e successivamente scarcerato.
L'uomo, secondo l'ipotesi investigativa, avrebbe coordinato un'attività di commercio illecito di stupefacenti e dispositivi telefonici, avvalendosi della collaborazione di un appartenente alla Polizia Penitenziaria.
Quest'ultimo avrebbe introdotto droga e cellulari nell'istituto in cambio di somme di denaro, rendendo possibile la successiva distribuzione ai detenuti.
Si tratta di circostanze ricostruite nell'ambito delle indagini preliminari, che dovranno essere sottoposte alle successive verifiche giudiziarie.
Documentati incontri e scambi tra Monza e Lissone
Le attività tecniche e investigative della Squadra Mobile hanno consentito di ricostruire una serie di incontri e passaggi di denaro tra le persone coinvolte.
Alcuni degli episodi esaminati sarebbero avvenuti anche all'esterno della struttura penitenziaria, in particolare nei comuni di Monza e Lissone.
In una circostanza, gli investigatori hanno documentato la consegna di 600 euro, indicata come acconto per l'introduzione in carcere di circa 100 grammi di hashish.
La sostanza sarebbe stata destinata a un detenuto che, secondo l'accusa, avrebbe avuto un ruolo nella successiva distribuzione della droga all'interno dell'istituto.
Gli accertamenti hanno riguardato anche un presunto circuito di spaccio esterno al carcere, sviluppatosi prevalentemente tra Monza, Lissone e alcuni comuni della provincia di Milano.
In questo ambito, gli investigatori hanno individuato episodi che avrebbero interessato cocaina, hashish e, in quantità minori, sostanze sintetiche.
L'arresto del 24 marzo: sequestrati hashish, cocaina e un cellulare
Un passaggio rilevante dell'inchiesta risale al 24 marzo 2026, quando l'appartenente alla Polizia Penitenziaria coinvolto nelle indagini era stato arrestato durante il servizio.
L'intervento, effettuato dalla stessa Polizia Penitenziaria grazie al coordinamento con la Squadra Mobile, era avvenuto mentre l'agente stava consegnando a un detenuto un telefono cellulare, circa 200 grammi di hashish e 28 grammi di cocaina.
Le successive perquisizioni avevano portato al ritrovamento di ulteriori quantitativi di sostanze stupefacenti e di altri dispositivi telefonici.
Il controllo aveva fornito agli investigatori un riscontro concreto nell'ambito degli accertamenti sul presunto sistema di introduzione di materiale illecito nella struttura.
Secondo i dati comunicati dalla Polizia di Stato, tra luglio 2025 e aprile 2026 i controlli effettuati dalla Polizia Penitenziaria di Monza hanno portato complessivamente al sequestro di circa 900 grammi di hashish e 30 grammi di cocaina.
Le attività di verifica hanno riguardato anche la presenza di telefoni cellulari non autorizzati all'interno dell'istituto.
Contestato anche un furto da 10 mila euro a Cinisello Balsamo
Gli approfondimenti investigativi hanno consentito di formulare ulteriori contestazioni nei confronti di alcuni indagati per episodi che sarebbero avvenuti fuori dal carcere.
Oltre alle ipotesi di spaccio, a una delle persone coinvolte è stato contestato un furto con destrezza di 10.000 euro ai danni del titolare di una sala slot di Cinisello Balsamo.
L'episodio è stato ricondotto dagli investigatori al quadro delle attività illecite emerse durante gli accertamenti.
Un ulteriore sviluppo si è verificato a Palermo, dove uno degli indagati è stato arrestato anche in esecuzione di un distinto ordine di carcerazione.
Il provvedimento, emesso dalla Procura della Repubblica di Monza, riguarda una pena di sei anni e due mesi di reclusione per reati contro il patrimonio.
Si tratta di un ordine di carcerazione separato dalle misure cautelari disposte nell'ambito dell'indagine sul presunto traffico di droga e cellulari nel carcere monzese.
La collaborazione tra Squadra Mobile e Polizia Penitenziaria
L'operazione è stata sviluppata attraverso la collaborazione tra la Polizia di Stato e la Polizia Penitenziaria, a partire dalla segnalazione che ha dato origine all'inchiesta.
Gli accertamenti hanno riguardato sia le condotte che sarebbero avvenute all'interno della Casa Circondariale di Monza sia i rapporti tra gli indagati all'esterno della struttura.
Il coordinamento investigativo ha permesso di raccogliere elementi relativi agli incontri, agli scambi di denaro, alle consegne di sostanze stupefacenti e alla presenza di dispositivi telefonici non autorizzati.
Le sei misure cautelari rappresentano uno sviluppo dell'attività condotta sotto la direzione della Procura di Monza.
Il procedimento penale si trova nella fase delle indagini preliminari. Le accuse formulate nei confronti delle persone coinvolte non costituiscono un accertamento definitivo di responsabilità e per tutti gli indagati resta valido il principio della presunzione di non colpevolezza fino a un'eventuale sentenza definitiva di condanna.
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