Lombardia, 13.114 genitori si dimettono dal lavoro
15/07/2026
Nel 2025 la Lombardia ha registrato 13.114 dimissioni e risoluzioni consensuali di lavoratrici madri e lavoratori padri, il valore più alto rilevato tra le regioni italiane. A lasciare il posto sono state soprattutto le donne: 8.542 casi, contro i 4.572 riferiti agli uomini. I dati sono stati presentati a Palazzo Lombardia durante un convegno promosso dalla Consigliera regionale di Parità, Anna Maria Gandolfi, al quale ha partecipato l’assessore all’Istruzione, Formazione e Lavoro Simona Tironi.
Servizi insufficienti e orari rigidi spingono le madri a lasciare
Per il 46,4% delle lavoratrici madri, la decisione di interrompere il rapporto professionale deriva dalle difficoltà nel conciliare gli impegni familiari con il lavoro e dalla carenza di servizi per l’infanzia. Un ulteriore 32,6% indica problemi organizzativi, turni incompatibili con le esigenze di cura e insufficiente flessibilità aziendale.
Tra i padri, invece, la motivazione prevalente è il passaggio a un’altra impresa: riguarda il 62,3% delle dimissioni convalidate ed è collegato alla ricerca di condizioni economiche migliori oppure di una gestione degli orari maggiormente sostenibile.
Il confronto tra i dati mostra come la genitorialità continui ad avere effetti diversi sui percorsi professionali. Le madri lasciano con maggiore frequenza perché non riescono a gestire contemporaneamente occupazione, figli e assistenza familiare; i padri interrompono il rapporto soprattutto per cambiare azienda.
Respinte 1.648 domande di part-time o flessibilità
Nel corso del 2025 sono state rifiutate 1.648 richieste di trasformazione del contratto in part-time o di modifica dell’organizzazione lavorativa. Il 91,4% delle domande respinte era stato presentato da lavoratrici madri.
Il dato evidenzia quanto possa essere difficile trovare una soluzione alternativa alle dimissioni. La riduzione dell’orario o una diversa distribuzione dei turni potrebbero permettere a molte dipendenti di restare in azienda, ma il mancato accoglimento delle richieste porta spesso alla cessazione del rapporto.
Simona Tironi ha sottolineato che numerose lavoratrici sono ancora costrette a rinunciare a occasioni di crescita professionale, ridurre l’orario oppure abbandonare l’impiego dopo la nascita di un figlio o quando devono assistere un familiare malato. Secondo l’assessore, questa situazione impoverisce i nuclei familiari e sottrae alle imprese competenze ed esperienza.
La Lombardia supera Veneto ed Emilia-Romagna
In Italia, nel 2025, sono stati convalidati 59.770 provvedimenti, con una diminuzione dell’1,6% rispetto all’anno precedente. Le lavoratrici madri rappresentano il 68% del totale, pari a 40.628 dimissioni. I padri sono invece 19.142, il 32%, con un incremento del 3,4% rispetto al 2024.
La Lombardia guida la graduatoria nazionale con 13.114 casi. Seguono il Veneto, con 8.523 provvedimenti, e l’Emilia-Romagna, con 6.009. La consistenza del mercato occupazionale lombardo incide sul dato complessivo, ma le ragioni dichiarate durante le procedure confermano il peso dei problemi legati ai servizi, agli orari e alla distribuzione delle responsabilità familiari.
La direttrice interregionale del Lavoro del Nord, Patrizia Muscatello, ha richiamato il ruolo dell’Ispettorato nella convalida delle dimissioni prevista dall’articolo 55 del Testo unico sulla maternità e paternità. La procedura serve a verificare che la scelta del dipendente sia libera e non determinata da discriminazioni, pressioni o condizionamenti.
Milano, Brescia e Bergamo presentano problemi differenti
L’analisi territoriale evidenzia situazioni diverse nelle province lombarde. Nell’area metropolitana di Milano incidono soprattutto la carenza dei servizi e le difficoltà nel coordinare gli orari professionali con quelli familiari.
A Brescia emerge con maggiore intensità la rigidità dell’organizzazione aziendale, mentre a Bergamo pesa maggiormente l’assenza di servizi adeguati a sostegno della genitorialità. Le differenze indicano la necessità di interventi calibrati sulle caratteristiche dei singoli territori e del relativo tessuto produttivo.
Anna Maria Gandolfi ha osservato che, pur in presenza di una lieve diminuzione, il numero delle dimissioni resta elevato e il carico di cura continua a ricadere soprattutto sulle donne. La Consigliera di Parità ha richiamato la necessità di ampliare i servizi e favorire una distribuzione più equilibrata delle responsabilità tra madri e padri.
Fino a 400 euro al mese con “Lombardia per le Donne”
Nel corso dell’incontro è stato illustrato il programma regionale “Lombardia per le Donne”, finanziato con 5 milioni di euro. La misura prevede un contributo fino a 400 euro mensili, per un massimo di dodici mesi, destinato al rimborso delle spese sostenute per baby-sitting, educazione, assistenza e cura.
L’intervento punta ad aiutare le lavoratrici a mantenere l’occupazione durante le fasi in cui aumentano gli impegni familiari. Per Tironi, la disponibilità di servizi accessibili rappresenta una condizione necessaria per consentire alle donne di scegliere se proseguire il proprio percorso professionale senza subire conseguenze economiche legate alla maternità o all’assistenza di persone fragili.
Gandolfi ha inoltre ricordato il protocollo sottoscritto dall’Ufficio della Consigliera di Parità, dall’Ispettorato territoriale del lavoro e dall’Ordine dei consulenti del lavoro. L’accordo mira a rafforzare la collaborazione nella tutela dei dipendenti, individuare eventuali discriminazioni e trasformare l’analisi delle dimissioni in proposte operative capaci di ridurre l’abbandono del lavoro.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to